Consigli cinematografici – ENNIO MORRICONE

Consigli cinematografici – ENNIO MORRICONE

IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO
Regista: Sergio Leone – 1966

Partiamo con il più classico e più celebre western della storia del cinema, consacrato anche grazie alla musica composta da Ennio Morricone, destinata a diventare il perno portante dell’intera opera. Non possiamo non citare quella che è considerabile la scena per eccellenza del film, maestra indiscussa nell’intero panorama dei film western: la scena del cimitero di Sad Hill è il climax del film dove avviene il triello tra i tre personaggi principali, sette minuti in cui l’epicità del momento è mantenuta unicamente dalla musica che crea in questo immobile silenzio una ritualità drammatica ricca di suspense sostenuta dalla magistrale regia di Leone. 65 inquadrature montate secondo delle regole precise, dai primi piani, ai dettagli, all’ambiente circostante, tutto studiato e calibrato per far chiedere allo spettatore “Chi sarà il primo a sparare?”.
Uno dei duelli più lunghi ed estenuanti, la tensione non crolla mai grazie alla sapienza dell’artista per la musica, ed è questo che ha permesso al film di passare alla storia.

LA SINDROME DI STENDHAL
Regista: Dario Argento – 1996

Un film che fa del mal d’arte il centro nevralgico della storia. Il male non è una vera entità fisica, siamo inseriti all’interno dei delicati piani psicologici della protagonista, dove il vero nemico è la bellezza sotto ogni forma. La sindrome che da il titolo al film è, brevemente, un disturbo psicologico caratterizzato dall’impossibilità da parte del cervello di elaborare le linee armoniche che caratterizzano le opere d’arte precipitando in uno stato di ubriachezza e malattia apparente. L’arte diventa la minaccia fisica che la ragazza deve subire, concretizzata e quasi impersonificata dall’affascinate serial killer che la tormenta. Un film basato unicamente sulle perturbanti sensazioni che donano l’arte, non poteva non avere una colonna sonora che andasse a moltiplicare lo stato di perdizione nella bellezza artistica. La colonna sonora è essa stessa opera d’arte che diegeticamente incanta e disturba lo spettatore, la forza della musica che prende il sopravvento e ubriaca la mente di chi l’ascolta. Ancora una volta è la musica, la più invisibile delle arti, a permettere di creare un ponte emotivo e psicologico con la protagonista, di vedere ciò che vede, di sentire ciò che sente e di subire i suoi più grandi terrori e fremiti psicopatologici.

AIDA DEGLI ALBERI
Regista: Guido Manuli – 2001

Trasposizione fantastica dell’opera di Verdi e dell’amore impossibile tra la principessa Aida e Radames, contornata dall’eterno scontro tra natura e industria. Questo dualismo si fa anche visuale, i colori di Arborea, lussuregginate e rigogliosa, sono freschi e armonici, linee rotondeggianti e accoglienti; Petra è caratterizzata da linee dure, nette, verticale e orizzontale, colori caldi e polverosi. A livello musicale si riprende questo contrasto, ma allo stesso tempo, la musica ha avuto la grande importanza di comunicare sensorialmente il senso effettivo del film, ovvero la coesione e l’unione delle due realtà che possono armonicamente vivere assieme. Di fatti anche nei personaggi esiste questo dualismo, ma bloccato e condizionato dalla società in cui vivono. Prendiamo come esempio una delle canzoni più particolari del film: “Frange di Nuvole” cantata da Amneris, principessa di Petra. È un momento di esplorazione interiore del personaggio, dove la musica è estremamente dolce e malinconica, parla di desideri e sentimenti, a dimostrarci che anche un cuore apparentemente duro come quello della principessa rappresentante della società di Petra, nasconde molto di più di quello che il mondo le vuole imporre. La musica diventa per lo spettatore lo specchio indispensabile dell’esplorazione dell’umano.

error: Content is protected !!