Katuscia Pontilunghi presenta due nuove opere

Katuscia Pontilunghi presenta due nuove opere

In un caldo venerdì sera di inizio estate, presso il salone dell’oratorio di Graffignana, una quarantina di persone hanno assistito alla presentazione delle ultime due raccolte poetiche pubblicate dall’autrice Katuscia Fiorenza Pontilunghi, Come le foglie in autunno e Parole sparse. Sguardi, accompagnata da un collaudato team: relatori Luigi Scapuzzi e Marco Zanoncelli, lettrice Maura Galleani.
A rendere la cornice davvero speciale e “calda” ci ha pensato un musicista veramente grandioso, il graffignanino Doc Pier Arensi con il suo inseparabile sax.
Ha saputo intervallare con la sua consueta maestria, letture, presentazioni e riflessioni, sull’ultima fatica letteraria dell’appassionata Katuscia, facendo ascoltare all’attento pubblico presente in sala, alcuni suoi cavalli di battaglia come My Way del superlativo Frank Sinatra ed Una carezza in un pugno dell’eterno Celentano.

Il tema centrale de Come le foglie in autunno, su cui è stata focalizzata la riflessione, lo si evince proprio dalla copertina: l’albero richiama la vita, infatti, Luigi Scapuzzi, scrive: «la struttura dell’albero, di per sé legata alla terra, ma anche protesa verso il cielo, è metafora di vita, come la nostra età che incomincia in primavera. Questa stagione, è una ventata di aria fresca in cui l’uomo si ferma ad osservare, con stupore, il verde dei germogli, il profumo e il colore dei fiori, l’arrivo delle rondini ma anche dei temporali imprevisti: la primavera ci invita a sperimentare, ad ampliare i confini della mente, a guardare oltre… Poi, con il passare degli anni, l’uomo come l’albero cresce e matura raggiungendo il suo apice, il suo culmine come se l’uomo affermasse la sua forza e la sua autorità sfidando tutto e tutti. Qui si assapora la vita così come si ammirano le stelle cadenti, il canto dei grilli, il colore del sole, fuoco e calore della vita stessa. Ognuno di noi è un albero, siamo simili ma non siamo uguali, ognuno destinato e designato da Dio a vivere la propria vita, con le sue gioie e i suoi dolori, con le sue emozioni, con le sue vittorie ma anche con le sue sconfitte, ma sempre con i rami protesi al cielo, protesi alla vita, protesi a Dio. La poesia di Katuscia racchiude un mix di tutto questo: gioia e mistero della vita, attesa degli eventi, sofferenza, angoscia e morte, una morte che tuttavia diventa memoria e testimonianza per le generazioni future».
Marco Zanoncelli, invece, scrive nella prefazione a Parole sparse. Sguardi: «Scrivere poesie oggi può apparire un gesto inusuale, controcorrente, forse addirittura eretico. In un mondo che apprezza e promuove solo quanto è efficiente, produttivo e funzionale, scrivere versi suona come una contestazione del mainstream culturale ed una violazione dei codici e valori consolidati nel tempo e ampliamente condivisi […]. Colui che scrive poesie sperimenta questa singolare sensibilità a riconoscere quegli accadimenti colmi di bellezza e di senso che il poeta sa celebrare attraverso le parole […]. Le poesie di Katuscia condividono questo ardire e sigillano questa pretesa. Le sue parole aspirano a diventare trampolini per accedere al “fondo della realtà”, a quel mondo che è al di là della superficie piatta e banale. Anche lo stile poetico di Katuscia partecipa a questo movimento di scavo ed emersione. Anzi, esso ne rappresenta l’infrastruttura linguistica imprescindibile. Esso è asciutto, essenziale, diretto, quasi una eco delle liriche di Ungaretti a cui l’autrice è particolarmente legata. Ogni poesia è spoglia, diretta, incurante di artificiosi orpelli espressivi o di lunghe parafrasi. Essa arriva dritta al punto, centra l’obiettivo, giunge alla meta senza lunghe peregrinazioni o improbabili dirottamenti. –anche la punteggiatura è scarna, come a non distrarre il lettore dalla forza intrinseca della parola ed evitare ogni depotenziamento o attenuazione».

Articolo di Lorenzo Marinoni

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